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Scopo di questo post è quello di esplicitare quali sono i risultati che è lecito attendersi da una strategia di trendfollowing.

I sistemi di trendfollowing si basano solo sull’andamento dei prezzi, ipotizzando che questi incorporino già qualsiasi informazione relativa a economia, valutazioni, psicologia del mercato, ecc.

Il concetto alla base di una strategia che segue il trend è molto semplice: si sta investiti finché il trend è al rialzo. Se il trend diventa al ribasso si esce dal mercato e si parcheggia la liquidità in cash o in un fondo monetario.

Nella sua formulazione più semplice, il trend viene individuato da una media mobile, la media cioè di una finestra di n osservazioni che si muove insieme ai prezzi.

Una media mobile a 10 giorni consiste nella media dei prezzi degli ultimi 10 giorni. Quando un nuovo prezzo di chiusura sarà disponibile, questo entrerà nel calcolo della media mentre il più vecchio ne uscirà mantenendo così invariato il numero di osservazioni considerate.

Nel suo utilizzo più comune in termini di gestione dinamica dell’asset allocation (resa nota da Faber; 2006) vengono considerati i prezzi di chiusura mensili e di questi viene calcolata una media mobile a 10 mesi.

Se il livello corrente dei prezzi si trova sopra la media mobile, il trend è al rialzo. Quando invece è la media mobile a trovarsi sopra al livello del prezzo, il mercato è in un trend ribassista.

In sistemi di trendfollowing più articolati è possibile considerare come segnali l’inversione della pendenza della media mobile stessa, l’attraversamento al rialzo o al ribasso di una media mobile più lunga da parte di una media mobile più breve, la convergenza o la divergenza di una media mobile breve e di una media mobile lunga, ecc.

Quali sono le caratteristiche in termini di rischio e rendimento di una strategia di trendfollowing rispetto a comprare un asset e tenerlo nel tempo (buy and hold)?

Applichiamo un modello di trendfollowing all’indice S&P 500 (utilizzando l’ETF SPY – SPDR S&P 500 ETF Trust), dal 1995 ad oggi. Investiamo sull’indice ogni volta che il prezzo (in blu) è in trend crescente, si trova cioè sopra la media mobile a 10 mesi (in rosso). Se il prezzo si porta sotto la media mobile usciamo dall’indice e restiamo liquidi.

Come si vede nel grafico sotto, molti dei segnali generati dall’attraversamento al ribasso dei prezzi dalla media mobile a 10 mesi sono falsi segnali che vengono smentiti il mese successivo o dopo pochi mesi (anche perché lo S&P 500 è stato comunque in un trend di lungo periodo positivo).

 

 

A fronte di questi falsi segnali, la strategia riesce però ad evitare quasi indenne le grosse discese del mercato ed è questo a fare la differenza. In due casi tra il 2000 e il 2003 e tra il 2008 e il 2009, questa tecnica ha consentito di evitare ribassi di più del 30%!

La linea blu del grafico di seguito rappresenta la strategia trendfollwing mentre la linea rossa rappresenta il buy and hold dell’indice.

Come si vede i risultati migliori si hanno in termini di riduzione della volatilità e del downside risk.

Vale la pena osservare i dati relativi ai cosiddetti upside e downside capture. L’upside capture è la percentuale dei rialzi del mercato catturati in media dalla strategia. Viceversa, il downside capture misura la parte dei ribassi del mercato subita dalla strategia stessa.

Se lo S&P 500 scende del 50% da un valore di partenza che per semplicità ipotizziamo pari a 100, si porta a 50. La strategia trendfollowing segue in media solo il 54% di questo ribasso. Scende quindi del 27% (-50% x 0.54) fino a 73. Se poi lo S&P 500 risale del 50% portandosi fino a 75 (50 x (1+50%)), la strategia trendfollowing segue il 73% di questo movimento e si porta a 99.65 (73 x (1 + 0.73 x 50%).

Come si può vedere dalle distribuzioni dei rendimenti, l’utilizzo di una strategia che prevede l’uscita dal mercato in caso di trend negativo, consente di tagliare la coda sinistra della distribuzione, quella relativa ai rendimenti negativi.

Per riassumere quindi da una semplice strategia di trendfollowing è lecito aspettarsi:

  • Una drastica riduzione della portata degli scenari ribassisti
  • Una riduzione della volatilità del portafoglio

A fronte di questi vantaggi bisogna però accettare una percentuale rilevante di falsi segnali di vendita che comportano delle perdite relativamente contenute se confrontate con la portata dei ribassi che vengono evitati quando i segnali sono reali.

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