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FED: possibile un aumento dei tassi a giugno

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La minute del meeting di Aprile che la Federal Reserve ha appena reso note sono decisamente più hawkish di quanto il mercato si attendesse.

La FED manda al mercato un messaggio molto chiaro: un aumento dei tassi a giugno è probabile se i dati economici si manterranno positivi.

“La maggior parte dei partecipanti ritiene che se i prossimi dati confermeranno l’accelerazione dell’economia nel secondo quarto, le condizioni del mercato del lavoro continueranno a migliorare e l’inflazione si dirigerà verso l’obiettivo del 2%, allora sarà probabilmente appropriato alzare il target range per i Federal Funds nel mese di giugno”.

 

Per quanto riguarda i rischi globali che tanto avevano preoccupato all’inizio dell’anno, i partecipanti alla riunione li vedono in diminuzione:

“I partecipanti generalmente si sono detti d’accordo sul fatto che i rischi per l’outlook economico dati dagli sviluppi economici e finanziari globali sono diminuiti nel periodo tra i due meeting”.

 

Alcuni tra i presidenti della Fed hanno anche espresso l’opinione che i mercati stanno sottostimando le probabilità di un rialzo dei tassi a giugno:

Alcuni partecipanti sono preoccupati che il mercato potrebbe non avere stimato correttamente le probabilità di un aumento del target range nel meeting di giugno, e hanno enfatizzato l’importanza di comunicare chiaramente durante il periodo tra i meeting come il Comitato intende rispondere agli sviluppi economici e finanziari”

 

La probabilità di un rialzo dei tassi a giugno prezzata nei Federal Funds è salita dopo l’annuncio al 42% dal 19%. Era solo il 4% lunedì scorso.

Il dollaro è senz’altro il maggior beneficiario di questo aumento nella probabilità percepita di un rialzo a giugno. Il Dollaro/Yen sta rompendo al rialzo la barriera psicologica di 110 e l’Euro/Usd sta testando il supporto a 1.12.

Il mercato azionario statunitense si mantiene più o meno invariato e sarà di cruciale importanza il fatto che riesca a tenere questi livelli. Nuovi pesanti ribassi potrebbero spaventare di nuovo la Fed come è successo a gennaio. Probabilmente nei prossimi giorni assisteremo ad una certa pressione al ribasso sui mercati azionari dei mercati emergenti e sulle loro valute. Anche per oro e petrolio potremmo assistere ad un qualche ritracciamento dei rialzi di quest’ultimo periodo.

In definitiva comunque riteniamo che una certa chiarezza da parte della Fed sia un fatto positivo. Senza un messaggio univoco il mercato rimarrebbe ostaggio di quella che Sergio Ermotti, amministratore delegato di UBS, ha chiamato “volatilità paralizzante” e che consiste in movimenti violenti ed erratici con bassi volumi visto che molti operatori preferiscono non partecipare ad un mercato in stato confusionale.  Messaggi ambigui e contradditori da parte delle banche centrali certamente non contribuiscono ad un corretto funzionamento del mercato stesso.

Ricordiamo lo scorso dicembre la Federal Reserve ha alzato per la prima i tassi di interesse dopo quasi dieci anni. Da allora la banca centrale americana, a causa della fragilità dei mercati mondiali, ha preferito posporre un nuovo rialzo.

 

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