subscribe: Posts | Comments

Come funzionano gli ETF multifactor

0 comments

 

In un post precedente abbiamo evidenziato come i titoli azionari che presentano particolari caratteristiche (valore, bassa capitalizzazione, bassa volatilità, momentum, qualità, alto dividendo), abbiano nel medio-lungo periodo garantito una sistematica sovraperformance rispetto all’indice di mercato di riferimento.

E’ ancora aperto il dibattito se tale premio in termini di rendimento costituisca una remunerazione a fronte dell’esposizione a particolari fattori di rischio (si tratterebbe in altre parole di azioni più rischiose) o se invece tragga origine semplicemente dall’esistenza di particolari caratteristiche (in questo caso si tratterebbe di una sorta di mispricing da parte del mercato).

In quanto segue useremo il termine caratteristica e fattore indistintamente pur consapevoli che la ricerca dibatte sull’eventualità di operare una distinzione tra i due termini. Chi fosse interessato a questo dibattito può vedere ad esempio questo articolo.

Ai nostri fini interessa come negli ultimi 40 anni si sia ampiamente dimostrata l’esistenza di un premio in termini di rendimento per queste tipologie di titoli.

Gli ETF smart beta

Strategie volte a catturare il premio in termini di rendimento garantito dall’esposizione ai fattori sono state per molto tempo dominio esclusivo dei fondi a gestione attiva.

L’introduzione degli ETF smart beta (strumenti che replicano l’andamento di un indice fattoriale) ha reso più agevole ed economico per l’investitore privato l’accesso a tali strategie. La proliferazione di questi low cost competitors ha tra l’altro fatto diventare più arduo per i fondi attivi giustificare commissioni di gestione elevate.

Gli ETF smart beta concentrano i loro investimenti su titoli value, small cap, momentum, low volatility, dividend, quality. Questo tipo di ETF ha conosciuto uno sviluppo formidabile negli ultimi anni.

Timing dei fattori: un compito arduo

I fattori, come abbiamo detto, tendono nel tempo a produrre un extrarendimento (excess return) rispetto al benchmark di riferimento.

La performance relativa dei fattori, però, tende a variare molto nel corso degli anni. Alcuni fattori tendono ad essere in auge per qualche tempo, cui può seguire un periodo più o meno lungo di sottoperformance. Non è raro vedere una performance modesta di un fattore anche per un periodo di due o tre anni.

Ottimizzare il timing dell’esposizione ai vari fattori è di fatto estremamente difficile.

Rendimento degli indici fattoriali negli ultimi anni 

Nostre elaborazioni su dati MSCI. MSCI World Index. MSCI World enhanced Value Index. MSCI World Small Cap Index. MSCI World Momentum Index. MSCI World Quality Index. MSCI World High Dividend Index.

 

Alcuni fattori (value, size e momentum) tendono a performare bene in fasi di di mercato positive mentre altri (low volatility, dividend, quality) presentano una natura più difensiva e di conseguenza tendono ad ottenere risultati migliori in presenza di scenari macroeconomici più negativi.

Excess return degli indici fattoriali rispetto all’indice MSCI World

Nostre elaborazioni su dati MSCI. MSCI World Index. MSCI World enhanced Value Index. MSCI World Small Cap Index. MSCI World Momentum Index. MSCI World Quality Index. MSCI World High Dividend Index.

Diversificare l’esposizione ai fattori

Ricapitoliamo dunque quanto esposto finora. La ricerca ha ampiamente dimostrato che l’investimento in titoli value, small cap, momentum, low volatility, dividend e quality, consente nel medio-lungo periodo di ottenere un premio rispetto al mercato. Puntando su un singolo fattore si può però incappare in periodi più di sottoperfomance anche significativa.

Una soluzione a questo problema può essere quella di diversificare l’esposizione ai fattori. Ad esempio i fattori value e momentum presentano storicamente una correlazione intorno a -0.4 (in termini di excess return rispetto all’indice di mercato di riferimento) in quanto rappresentano situazioni praticamente opposte; l’una in cui il titolo per qualche motivo non gode del favore degli investitori e viene scambiato al di sotto del suo reale valore e l’altra in cui invece il titolo attira l’appetito degli investitori che con i loro acquisti ne fanno accelerare le quotazioni al rialzo rendendolo per forza di cose più caro rispetto ai suoi fondamentali.

Combinare value e momentum all’interno di portafogli può quindi contribuire a migliorarne il profilo rischio-rendimento. Ciò grazie alla scarsa correlazione degli extra rendimenti di questi due fattori.

Gli ETF Multifactor

Gli ETF multifactor costituiscono una nuova generazione di ETF nata con l’obiettivo di diversificare ed ottimizzare l’esposizione ai diversi fattori. Tale nuova generazione di ETF consente di investire contemporaneamente su due o più fattori.

Presupposto allo sviluppo di questo tipo di strumenti è stata la creazione di una serie di indici multi-factors. Elaborare un criterio per aggregare in modo efficiente i diversi fattori non è infatti un compito banale. Differenti provider di indici avanzano soluzioni diverse.

Esistono due approcci, uno detto top-down, in cui si prendono gli indici dei singoli fattori e si combinano tra loro, e uno detto bottom-up, in cui i fattori vengono combinati al livello del singolo titolo e non a livello di indice. Dunque se la selezione avviene top-down sarà più facile ritrorarvi titoli che presentano in misura elevata le caratteristiche proprie di un singolo fattore ma che riflettono scarsamente quelle degli altri fattori mentre, se la selezione avviene bottom up, più probabilmente saranno selezionati titoli che presentano contemporaneamente le caratteristiche di più fattori in quanto lo score totale di un titolo è ottenuto dall’aggregazione dello score su tutti i singoli fattori.

Ad esempio MSCI, nella sua famiglia di indici Diversified Multi-Factor, partendo dal singolo titolo, combina (bottom-up) quattro fattori -value, momentum, size e quality- con un meccanismo di pesi volto a mantenere la volatilità in linea con quella del benchmark.  Questo tipo di approccio mira a mitigare gli effetti della ciclicità della performance dei fattori senza aumentare il rischio totale del portafoglio. Si veda questo link per una spiegazone della metodologia completa degli indici multifactor MSCI.

Analizziamo ad esempio l’andamento dell’indice MSCI Europe Diversified Multiple-Factors rispetto a MSCI Europe. Come si può vedere si ha in effetti una performance migliore a fronte di una volatilità sostanzialmente invariata.

 Indice MSCI Europe Diversified Multiple-Factor vs MSCI EuropeFonte: MSCINostre rielaborazioni su dati MSCI al 31/10/2017

I maggiori ETF Multifactor trattati in Europa

Gli ETF multifactor sono una categoria di strumenti molto giovane e in molti casi la storia disponibile è piuttosto breve. Riportiamo comunque i maggiori ETF multifactor, in termini di assets, trattati in Europa.

Nostre rielaborazioni su dati Justetf aggiornati al 03/11/2017.

Da quanto sopra emerge secondo noi che la strategia di diversificazione dei fattori consentita da un ETF multifactor appare senz’altro interessante all’interno di un portafoglio di investimento.

E’ sempre bene sempre ricordare che la performance passata non garantisce quella futura e che solo il tempo potrà dire qual è la metodologia migliore per aggregare i fattori. Il cantiere della ricerca in questo campo è ancora aperto.

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Continuando ad usare questo sito accetti la legge sui cookies. maggiori informazioni

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Chiudi