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Come guardiamo ai nostri soldi: la contabilità mentale.

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Il denaro è il bene fungibile per eccellenza: una banconota da dieci euro è esattamente uguale ad un’altra. Le due banconote possono essere scambiate e utilizzate indifferentemente per qualsiasi uso.  In realtà, però, nella vita di tutti i giorni, un euro vinto giocando a poker ha un sapore diverso rispetto ad un euro guadagnato lavorando, un euro speso per pagare una bolletta non assomiglia ad uno speso per andare a vedere una partita di basket.

 

La contabilità mentale

Tutti noi tendiamo a categorizzare, a dividere il denaro in base alla sua provenienza (come lo abbiamo ottenuto), in base a come lo spendiamo (formulando budget distinti per diverse voci di spesa)  e in base a come suddividiamo la nostra ricchezza (rispetto alla finalità che le assegniamo). Il denaro quindi viene segregato mentalmente in diversi “conti” e un euro assegnato ad un determinato conto perde la sua perfetta sostituibilità con un euro classificato in un altro conto. Tali considerazioni portarono l’economista statunitense Richard Thaler ad elaborare il concetto di  contabilità mentale (mental accounting).

 

Come abbiamo guadagnato il denaro influisce sul modo in cui decidiamo di spenderlo

Per quanto riguarda la provenienza del denaro abbiamo una certa tendenza a mettere in relazione il modo in cui lo abbiamo ottenuto rispetto all’uso che ne facciamo, spesso secondo una scala definita in termini di frivolezza-serietà. Se dobbiamo spendere 20 euro per mangiare una pizza lo facciamo più di buon grado utilizzando una banconota trovata nella giacca di un cappotto piuttosto che utilizzando gli stessi 20 euro ottenuti da un rimborso fiscale.

Consideriamo ad esempio il caso di un individuo che abbia vinto cento euro al casinò. Questa persona sarà molto più propensa ad accettare una scommessa in cui ha il 50% di probabilità di vincere venti euro e il 50% di probabilità di perderli rispetto al caso in cui quegli stessi cento euro li avesse guadagnati col suo lavoro abituale. Se il denaro fosse considerato come perfettamente fungibile non dovrebbe invece esserci nessuna differenza tra i cento euro nei due casi descritti. In realtà non è così perché entra in gioco quello che viene definito “house money effect”. I giocatori che stanno vincendo hanno l’impressione di star giocando con i soldi del banco e non con i propri. Questo è uno dei fenomeni che contribuisce ad alimentare il formarsi e l’esplodere delle bolle finanziare in quanto, dopo consistenti rialzi, gli investitori che hanno guadagnato sono più propensi ad assumere rischi e più lenti a reagire al mutare delle condizioni economiche pensando che al massimo perderanno un po’ di soldi “del banco”. Qualcuno potrebbe vedere in quest’ultimo esempio una certa analogia con le condizioni attuali in cui molti portafogli possono ancora contare sui consistenti guadagni degli anni scorsi.

 

I budget di spesa

Se quanto sopra vale per l’origine del denaro, un discorso analogo si può per il modo in cui questo viene speso. Spesso i singoli individui o i gruppi famigliari si danno dei budget per le differenti categorie di spesa violando il principio economico di fungibilità della moneta. Ciò avviene soprattutto nei casi in cui le disponibilità finanziarie sono limitate come nel caso degli studenti o delle famiglie a basso reddito. Condizioni di vita più agiate portano ad allentare i vincoli di budget.

Prendiamo ad esempio il caso in cui riceviamo un invito al ristorante. Se nel corso della settimana abbiamo già speso 100 euro per mangiare fuori (stesso conto mentale) avremo molta meno probabilità di accettare rispetto al caso in cui avessimo speso quegli stessi 100 euro per comprare un oggetto per la casa (altro conto mentale). Il conto “ristorante” potrebbe aver già raggiunto il budget di spesa settimanale che gli avevamo mentalmente allocato e quindi preferiamo non sforare, indipendentemente dal fatto che un altro conto mentale possa ancora avere capacità di spesa.

 

I sunk costs

E’ proprio l’esistenza del meccanismo della contabilità mentale che spesso ci rende difficile non considerare quelli che in economia vengono definiti  sunk costs cioè i costi già sostenuti e che come tali non possono piu’ essere recuperati. Un individuo assolutamente razionale non dovrebbe prenderli in considerazione nella formulazione delle scelte future. In realtà molto spesso i sunk costs sono ben presenti nella nostra mente quando prendiamo una decisione.

Supponiamo di aver comprato un biglietto per andare a vedere un concerto allo stadio. Il giorno del concerto non ci sentiamo bene. Ci forziamo però ad andare perché abbiamo sostenuto il costo del biglietto. In realtà il fatto di assistere o no al concerto non ha alcun impatto di carattere economico dato che il costo è già stato sostenuto. Tuttavia la circostanza di aver sopportato un costo senza averne tratto un beneficio ci farà chiudere il conto mentale “concerto” in perdita e, come vedremo in molti altri casi, riconoscere una perdita ci crea un notevole disagio psicologico.

Un altro caso tipico è l’abbonamento della palestra. Gli accessi in palestra in genere tendono ad aumentare nei mesi in cui avviene il pagamento del canone annuale di abbonamento. In corrispondenza delle date di pagamento infatti, il peso psicologico dei sunk cost è avvertito come particolarmente vivo (e con esso il senso di colpa per non utilizzare l’abbonamento). Tale influenza tende a diminuire col tempo e alla fine tendiamo a dimenticare il prezzo pagato inizialmente.

 

La suddivisione della ricchezza

La suddivisione in conti mentali avviene anche per quanto riguarda la ricchezza. Gli individui tendono infatti a segmentarla mentalmente in diversi strati all’interno di una piramide. Il primo strato è costituito dalla liquidità e dai conti correnti, poi dagli investimenti in attività liquide e via via fino alla ricchezza futura. Tali stratificazioni assolvono a diverse finalità quali il consumo corrente, l’educazione dei figli, la casa, l’integrazione della pensione, ecc. La tolleranza al rischio e la propensione alla spesa non sono uniformi quando ci si sposta da una categoria all’altra. Mano a mano che ci si sposta verso strati più alti della piramide generalmente si allunga l’orizzonte temporale e con esso la tolleranza al rischio. Per quanto riguarda la propensione a spendere,  si accetta facilmente di spendere le disponibilità liquide ma molto più controvoglia si intaccano i risparmi. A volte si prendono a prestito delle somme di denaro piuttosto che utilizzare i risparmi anche se è economicamente sconveniente ma il fatto che appartengano a due conti mentali differenti fa sì che le due operazioni vengano considerate separatamente.

Per concludere, questo processo di contabilità mentale può portare a scelte di investimento sub-ottimali in cui non si tiene conto della correlazione tra i diversi strumenti che, nel quadro della nostra categorizzazione mentale, appartengono a conti diversi. Tuttavia, nel definire una strategia di investimento, un consulente deve certamente tener conto della predisposizione del suo cliente a questo tipo di meccanismo mentale in quanto in molti casi esso risponde ad esigenze, seppur non completamente razionali da un punto di vista economico, certamente comprensibili da un punto di vista pratico. Vedremo in un altro post come l’incorporare tali istanze, opportunamente incanalate, all’interno di della strategia di investimento può portare alla costruzione di un portafoglio più soddisfacente per l’investitore.

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