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Intervento dello Stato in MPS. Probabili nuove polemiche

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Alla fine la vicenda del Monte dei Paschi si conclude nell’unico modo possibile: con l’intervento dello Stato, dopo aver preso atto del fallimento della soluzione di mercato. L’intervento prende la forma della ricapitalizzazione precauzionale e temporanea per far fronte alla necessità di capitale evidenziata in sede di stress test.

Il decreto del governo si articola in tre punti:

  1. Garanzia di liquidità: lo stato potrà garantire nuove obbligazioni in emissione e l’accesso alla liquidità potrà essere garantito anche all’interno del contesto dei finanziamenti di emergenza della Banca d’Italia (ELA – Emergency Liquidity Assistance)
  2. Rafforzamento del patrimonio: si ha una ricapitalizzazione precauzionale ad opera dello Stato che diventa il primo azionista. Le obbligazioni subordinate vengono convertite in azioni. La conversione avviene ad un valore del 75% del valore nominale per le obbligazioni Tier 1 e del 100% del valore nominale per le obbligazioni Tier 2.
  3. Schema di tutela dei risparmiatori: i risparmiatori potranno scambiare le azioni frutto della conversione dei titoli subordinati con obbligazioni non subordinate (senior) di nuova emissione.

Dunque la situazione è per ora messa in sicurezza e il bail-in evitato ma immaginiamo che una nuova ondata di critiche si abbatta sul governo.

Da una parte la collettività si vede di nuovo costretta a pagare di tasca propria per la mala gestione di una banca e a fare da paracadute anche per quegli investitori che si erano coscientemente assunti il rischio subordinato a fronte di un maggior rendimento (naturalmente invece chi è stato spinto a  sottoscrivere i titoli senza conoscerne i rischi  va sempre tutelato).

A livello europeo pioveranno critiche dagli altri paesi per quanto riguarda l’esenzione di fatto dal burden sharing per i creditori subordinati (a parte una piccola partecipazione dei detentori di Tier 1). Ricordiamo infatti che le regole europee prevedono che la ricapitalizzazione precauzionale possa avvenire solo a patto che la banca sia solvibile e che le perdite per gli obbligazionisti subordinati possano essere evitate solo nel nel caso in cui costituiscano una minaccia per la stabilità finanziaria o possano produrre effetti sproporzionati. Entrambe queste condizioni potrebbero essere oggetto di obiezioni in sede europea. Alcuni analisti parlano già di un bail out mascherato.

Il meccanismo che regola lo schema di tutela dei risparmiatori, a fronte della semplicità della sua formulazione all’interno del decreto, appare a dire il vero piuttosto complesso da mettere in pratica e molti aspetti non sono noti soprattutto per quanto riguarda la tempistica e le modalità di conversione. La definizione di tali dettagli permetterà di giudicare la portata di un decreto che, per come è formulato in questo momento, lascia il fianco aperto a numerose critiche.

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