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Dove investire nel 2017

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Brexit, Trump: un anno da ricordare

Il 2016 sarà senz’altro un anno da ricordare soprattutto per due avvenimenti di fondamentale importanza quali Brexit e l’elezione di Trump come presidente degli Stati Uniti. Se l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea rappresenta un evento di portata epocale dal punto di vista politico, sono però state le elezioni americane ad avere gli effetti maggiori sui mercati finanziari internazionali.

Dall’espansione monetaria a quella fiscale

Il mercato ha interpretato la vittoria di Donald Trump come una discontinuità netta rispetto al passato. A partire dalla grande crisi finanziaria erano state infatti le politiche monetarie a farsi carico di fornire gli stimoli per la ripresa (tramite la riduzione aggressiva dei tassi e i programmi di acquisto dei titoli). Trump si fa invece portatore di un nuovo programma di espansione fiscale, caratterizzato da tagli delle tasse e aumento della spesa pubblica (soprattutto per infrastrutture e difesa).

In realtà già da un po‘ i benefici delle politiche monetarie portate avanti dalle banche centrali sembravano segnare il passo ed il livello estremamente basso dei tassi, accompagnato da curve dei rendimenti molto piatte, stava minando la profittabilità del sistema bancario oltre a pesare su risparmiatori e sistema pensionistico.

Verso un aumento dell’inflazione

Un’aggressiva politica fiscale espansiva, applicata ad un sistema economico quale quello statunitense dove la disoccupazione è già bassa (4.6%), molto probabilmente causerà fenomeni inflattivi. A questo va a sommarsi l’accresciuta tendenza al protezionismo su scala globale che produce un analogo effetto di spinta al rialzo del livello dei prezzi.

Dunque, a partire dall’elezione di Trump, si è registrato un aumento delle aspettative di inflazione che ha causato un deciso rialzo dei rendimenti di mercato (anticipando che la Fed dovrà probabilmente accelerare il ciclo di rialzo dei tassi per contenere l’inflazione). I rendimenti sui titoli di stato decennali americani, che avevano toccato un minimo a luglio di 1.35%, sono passati al 2.50% attuale. Il rialzo dei rendimenti US ha inoltre causato un deciso apprezzamento del dollaro.

Fattori strutturali deprimono la crescita globale

La questione fondamentale è se tali politiche espansive riusciranno ad avere la meglio su quei fattori di carattere strutturale che hanno rallentato la crescita negli ultimi anni. Tra questi ricordiamo l’invecchiamento demografico, il mancato aumento della produttività, la crescita della disuguaglianza, il rallentamento del commercio mondiale e il peso dell’indebitamento eccessivo.

Saprà il nuovo corso della politica economica americana trainare il mondo fuori da quella condizione economica che è stata definita anni fa come la “nuova normalità” (cioè un periodo di crescita strutturalmente bassa a livello globale, bassa inflazione e bassi tassi di interesse) e che, quando i tassi sono passati negativi in molti paesi, ha sconfinato nell'”nuova anormalità“?

Reality check

In quest’ultima parte dell’anno il mercato ha riposto un’enorme fiducia sul fatto che le politiche del neoeletto presidente avranno successo. Questo è abbastanza singolare in quanto, fino al giorno delle elezioni, Trump era pressoché unanimemente giudicato come inadeguato a guidare il paese.

Nei primi 100 giorni della presidenza Trump, le aspettative si confronteranno con la realtà e i programmi fino ad ora solo annunciati prenderanno forma.

Temiamo che durante questo periodo l‘entusiasmo del mercato possa smorzarsi, almeno temporaneamente, mano a mano che prende coscienza del fatto che tra l’enunciazione delle politiche, la loro attuazione e la constatazione della loro efficacia, molte cose potrebbero andare storte.

Innanzitutto occorrerà verificare l’effettivo appoggio del congresso alle politiche del nuovo presidente. Poi probabilmente ci si accorgerà che il primo effetto del nuovo corso economico sarà un aumento del già mostruoso debito pubblico americano mentre gli effetti positivi sull’economia avranno bisogno di tempo per dispiegarsi. Inoltre occorrerà verificare come viene modulata la conclamata nuova attitudine protezionistica.

La nostra view

Dunque qual è la nostra idea? Riportiamo sotto la nostra allocazione per settori in termini di sovrappeso, neutralità e sottopeso.

Vogliamo concedere per il momento il beneficio del dubbio alla nuova amministrazione americana e sostanzialmente assumiamo che le tendenze attualmente in atto (che di fatto scontano il successo delle nuove politiche) possano continuare.

Alla luce delle riserve sopra esposte però riteniamo opportuno riconsiderare questa allocazione tra due mesi, quando il nuovo contesto politico/economico assumerà contorni più definiti.

 

OVERWEIGHT
  • AZIONARIO US – I settori ciclici ( in particolare infrastructurematerials)  beneficieranno della maggiore crescita economica. Preferire azioni value small cap.

  • MATERIE PRIME – Saranno sostenute dalla maggior domanda a livello globale. Nonostante il rialzo di quest’anno riteniamo che abbiano ancora spazio per recuperare la sottoperformance degli anni precedenti.

  • AZIONARIO EM – Benefici da maggior crescita mondiale e recupero dei prezzi delle materie prime prevarranno secondo noi sugli effetti negativi di tassi più elevati, dollaro forte e politiche protezionistiche (Mercato preferito: Russia. Da evitare: Turchia).
  • IMMOBILIARE – In un contesto di reflazione e in presenza di stimoli fiscali riteniamo che gli asset reali possano performare bene nonostante l’effetto negativo del rialzo dei tassi.
NEUTRAL
  • AZIONARIO EUROPA – Permangono incertezze di carattere politico (elezioni in Olanda, Francia, Germania, Italia?)  e si profila all’orizzonte la fine delle politiche di acquisto di titoli da parte della BCE.
  • CORPORATE BONDS (Investment grade a breve duration o FRN) – Limitata possibilità di apprezzamento ma basso rischio e una qualche protezione in termini di carry da parte dei credit spread.
  • INFLATION LINKED BONDS – In un contesto di aspettative di inflazione al rialzo sono preferibili rispetto ai normali titoli di stato.
UNDERWEIGHT
  • DURATION – Evitare il titoli obbligazionari con lunga duration, specialmente US. Anche in Europa, sebbene il programma di acquisto dei titoli continui ancora quest’anno, entreremo in un’ottica di normalizzazione della politica monetaria.
  • HIGH YIELD BONDS – In un contesto di rialzo dei tassi, riteniamo che le attuali valutazioni siano troppo care. Preoccupa anche l’estrema illiquidità del settore.

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