subscribe: Posts | Comments

Le dinamiche del mercato del petrolio

0 comments

 

Il petrolio rappresenta senz’altro una delle variabili chiave che determinano l’andamento dei mercati finanziari globali. In questo periodo, la debolezza del prezzo del petrolio sta attraendo una grande attenzione mediatica sui dati relativi all’andamento delle scorte, alle decisioni dell’OPEC e a tutti quei fattori di ordine geopolitico ed economico che potrebbero influenzarne l’evoluzione futura.

In questo post ci proponiamo di fornire un’introduzione alle dinamiche che governano il mercato del petrolio.

 

Il crude oil (petrolio grezzo)

Cominciamo col definire a cosa ci si riferisce quando si parla di petrolio nel contesto dei mercati finanziari.

Il prezzo del petrolio che viene comunemente menzionato dai media è quello del crude oil (petrolio grezzo). Viene definito grezzo perché deve essere lavorato (raffinato) per produrre prodotti come benzina, gasolio, olio da riscaldamento, carburante per jet, lubrificanti, asfalto.

 

Crude oil: i benchmark principali

I due principali tipi di petrolio grezzo presenti sul mercato sono il WTI (West Texas Intermediate) e il Brent. 

Entrambe le qualità possono essere definite come light sweet crude oil.

Per light si intende un tipo di petrolio a bassa densità mentre sweet sta ad indicare un basso contenuto di zolfo. La bassa densità rende questo tipo di petrolio facile da trasportare e raffinare mentre il ridotto contenuto di zolfo ne riduce le impurità.

  • WTI (West Texas Intermediate) – Il WTI è una miscela di diverse qualità di light sweet crude estratte negli Stati Uniti. Viene tipicamente trasportato attraverso una rete di oleodotti che ha il proprio punto di raccordo e centro di stoccaggio a Cushing, Oklaoma, per questo soprannominata “The Pipeline Crossroads of the World.” Se acquistate WTI sul mercato, la consegna è intesa a Cushing. Il WTI funge da benchmark per la produzione nord-americana.
  • BRENT – Il Brent è uno dei quattro tipi di petrolio (Brent-Forties-Oseberg-Ekofisk, o BFOE) estratti in diversi punti del Mare del Nord. Quando si parla di Brent ci riferisce quindi ad un “paniere” di tipi di petrolio (il BFOE appunto); si dovrebbe pertanto più correttamente parlare di Brent blend.  Dal Mare del Nord, il Brent viene trasportato con navi cisterna (petroliere) su tutte le rotte mondiali. Uno dei principali punti di consegna è l’isola di Sullom Voe, a nord della Scozia. Quasi due terzi della produzione mondiale di petrolio viene prezzata sul Brent in quanto questo funge da benchmark per gran parte della produzione produzione africana, mediorientale e sudamericana.
WTI (West Texas Intermediate) vs Brent

 

Il WTI è un greggio di qualità leggermente migliore rispetto al Brent in quanto più leggero e con minor contenuto di zolfo. Come vedremo, ciò non necessariamente si riflette in un maggior prezzo del WTI in quanto, oltre alla qualità, altre dinamiche entrano in gioco nella determinazione del prezzo relativo.

 

Cosa determina l’andamento dei prezzi?

Tra le determinanti dell’andamento del prezzo del petrolio sui mercati mondiali rientrano fattori quali le vicende geopolitiche, le aspettative sull’andamento dell’economia, i movimenti dei cambi, le politiche ambientaliste, le decisioni dell’OPEC, aspetti logistici e infrastrutturali (si veda qui per una serie di grafici interessanti sulle variabili che influenzano i prezzi del petrolio).

Economia globaleGeneralmente un’economia forte implica una maggior domanda di fonti di energia che a sua volta sostiene i prezzi del petrolio.  In questo contesto, oltre a Stati Uniti ed Europa, grande attenzione riceve l’andamento di economie come quella cinese e indiana che sono grandi consumatori di energia. Il violento ribasso dei prezzi del petrolio ad inizio 2016 ha trovato la sua causa scatenante nei timori per un rallentamento dell’economia cinese. Attualmente i maggiori consumatori di petrolio sono gli Stati Uniti (21% del consumo globale), la Cina (12%), il Giappone (5%), l’India (4%) e la Russia (4%).

Condizioni meteorologicheL’andamento del tempo si può riflettere sul prezzo del petrolio sia dal lato della domanda sia da quello dell’offerta. Da una parte, condizioni meteorologiche più fredde o più miti del previsto potrebbero far variare la domanda energetica, determinando oscillazioni nella domanda di prodotti raffinati (heating oil per riscaldamento invernale in caso di temperature molto fredde) o di carburante (estati poco piovose e miti stimolano l’utilizzo di automobili e quindi il consumo di gasoline) . I trader si tutto il mondo seguono costantemente l’andamento di modelli di previsione come il Global Forecast System Model. I valori di HDDheating degree days– e CDDcooling degree days– cioè i giorni necessari per riscaldare o raffreddare un ambiente, vengono generalmente interpretati come proxies per descrivere l’andamento della domanda di energia.

Dal lato dell’offerta,  le condizioni meteo possono avere un impatto sulla produzione e sul trasporto del petrolio. Ad esempio un uragano nel Golfo del Messico o una tempesta nel Mare del Nord potrebbero avere effetti negativi sulla produzione.

CambiIl petrolio viene negoziato in dollari sui mercati mondiali quindi fluttuazioni della moneta statunitense influenzano il valore del petrolio per tutti quei paesi che hanno una valuta nazionale diversa dal dollaro stesso. Quando il dollaro si rafforza il petrolio diventa più caro se espresso in termini delle altre valute. Si registra quindi una significativa correlazione inversa tra il prezzo del greggio (e in generale di tutte le materie prime) e il dollaro.

Fattori geopoliticiTensioni di carattere geopolitico (ad esempio in medio-oriente) possono causare interruzioni nella produzione e distribuzione del petrolio proveniente dalle regioni interessate, con ripercussioni sul livello dei prezzi.

Decisioni dell’OPEC. L’OPEC coordina le politiche petrolifere dei paesi membri. Visto che i paesi OPEC controllano circa due terzi delle risorse petrolifere, le loro decisioni hanno un effetto importante sul lato dell’offerta di petrolio a livello globale. Si veda questo post per un’analisi delle politiche recenti dell’OPEC.

Politiche ambientalisteLe autorità possono introdurre regolamentazioni per salvaguardare l’ambiente dai danni provocati dall’attività di estrazione e raffinazione del petrolio che si traducono generalmente in costi addizionali per le imprese petrolifere. Ad esempio dopo il disastro Deepwater Horizon nel Golfo del Messico nel 2010, l’amministrazione Obama ha imposto misure precauzionali più stringenti  sulle perforazioni marine e le ha vietate su vaste aree dell’Artico e dell’Atlantico. Tutte queste misure saranno riconsiderate dalla nuova amministrazione Trump che mostra invece un approccio più vicino alle istanze delle imprese petrolifere.

Domanda e offerta. Il rapporto tra domanda ed offerta di petrolio rappresenta il fattore chiave nella determinazione delle dinamiche di prezzo di medio termine del greggio.

Numerosi report e pubblicazioni sull’andamento della domanda e dell’offerta sono pubblicati con cadenze infra-settimanali, settimanali e mensili da entità governative (EIA per gli Stati Uniti d’America), associazioni di categoria (API, American Petroleum Institute ancora per gli USA, OPEC per l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio), enti di ricerca nazionale (Genscape) ed internazionale (IEA, OCSE) e aziende petrolifere (British Petroleum e Shell tra le principali) e/o del settore energetico (Baker-Huges con particolare riguardo all’attività di creazione di nuovi pozzi petroliferi sia negli USA che a livello internazionale).

 

I report sulle scorte

Grande attenzione ricevono i report settimanali sulle scorte di petrolio statunitensi pubblicate dall’EIA  (Energy Information and Administration, ossia il dipartimento di statistica energetica del Ministero dell’Energia statunitense). Essendo infatti gli Stati Uniti il più grande consumatore ed importatore di petrolio al mondo nonché il terzo produttore globale di greggio, i trader scandagliano tale report per determinare quale sia- quasi in “real time”- la dinamica di domanda ed offerta negli USA e quindi – per similitudine – quella mondiale.

I report più importanti sull’andamento delle scorte pubblicati regolarmente sono i seguenti:

Report Quando viene rilasciato (ora italiana)
Cushing Storage Report Lunedì e giovedì alle 16.00
EIA Petroleum Status Report Mercoledì alle 16.30
API Weekly Statistical Bulletin Martedì alle 22.30
Baker Hughes Rig Count Venerdì alle 19.00

 

Due spread particolarmente importanti

Una larga parte del trading petrolifero sui mercati mondiali avviene sotto forma di spread tra diverse qualità, prodotti e scadenze. Due spread in particolare rivestono un’importanza fondamentale.

  • Lo spread Brent/WTI,  la differenza tra il prezzo del Brent ed il WTI.  Questo spread si è mantenuto piuttosto contenuto e stabile fino a circa 10 anni fa.  Da quel momento fattori relativi sia all’aumento di offerta di petrolio in Nord America sia alle dinamiche geopolitiche in nord Africa e Medio-Oriente hanno determinato brusche oscillazioni dello spread fino ad un massimo di quasi 30 dollari/barile a favore del Brent nel 2011. L’avvento della shale revolution negli Stati Uniti (la produzione statunitense nel 2017 è circa l’80% maggiore di quella del 2007) cui si è sommato l’aumento della produzione di sand oil dal Canada e delle relative importazioni negli Stati Uniti hanno infatti causato un aumento considerevole dell’offerta di WTI mentre dal lato del Brent le dinamiche geopolitiche in nord Africa e Medio-Oriente hanno depresso l’offerta di petrolio non Nordamericano.  Il differenziale di prezzo tra i due benchmark è successivamente prepotentemente rientrato, assestandosi sugli attuali 3 dollari a barile, a seguito di una serie di circostanze che hanno aumentato sia il potenziale di produzione di Brent (accordo tra Iran e P5+1 nel 2015, significativa riduzione delle minacce alla produzione irachena e libica) sia l’esportabilità del greggio statunitense (è del Dicembre 2015 la decisione dell’amministrazione Obama di rimuovere il pluri-decennale divieto di esportazione di petrolio statunitense).
  • Il crack spread la differenza tra il prezzo dei prodotti raffinati e il prezzo del petrolio grezzo. Tale spread costituisce il margine di profitto delle imprese di raffinazione che, nella loro attività caratteristica, comprano il prodotto grezzo e vendono prodotti raffinati. Quando lo spread tra i prodotti finiti e il greggio si allarga, il margine di profitto delle imprese di raffinazione aumenta. Sebbene l’andamento del prezzo dei prodotti raffinati tenda a riflettere quello del crude oil (che ne costituisce circa il 70% del costo), questi potrebbero essere influenzati da fattori estranei al prezzo del petrolio quali ad esempio condizioni climatiche più fredde che aumentano la domanda per prodotti da riscaldamento.

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Continuando ad usare questo sito accetti la legge sui cookies. maggiori informazioni

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Chiudi