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L’evoluzione del mercato del Natgas

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Il Natural Gas statunitense: un mercato essenzialmente domestico

Il Natural Gas statunitense è un mercato a sé stante. Vive di dinamiche di domanda ed offerta proprie e quasi totalmente locali. Solo a partire dal 2016 una frazione ancora piccola ( ~ 3%) della produzione statunitense viene destinata all’esportazione estera via mare tramite il processo di liquefazione gassosa (LNG), mentre un altro 5% circa delle produzione finisce attraverso condotti terrestri in Messico. Per tutto il resto le dinamiche di domanda ed offerta sono interamente legate a fattori interni alla NaturalGas economy degli U.S.A.

Gli anni della crescita della Natgas Economy

Negli anni pre shale-revolution il NaturalGas statunitense rappresentava un’economia relativamente limitata in quanto a produzione e consumo.

Dai primi anni 2000 la NatGas economy ha iniziato a crescere, soprattutto sul fronte della domanda, mentre la sua produzione rimaneva ancora legata ai metodi tradizionali di perforazione verticale su terra ferma ed alla estrazione presso le sea drilling platforms localizzate nelle acque federali del Golfo del Messico. Tali piattaforme in mare aperto hanno nel tempo perduto importanza in termini relativi sul totale della produzione di Metano negli U.S.A. ma sino all’affermazione definitiva dello shale gas questi impianti contavano per oltre il 20% della produzione complessiva nazionale. Gli effetti dei cicloni ed degli uragani estivi innescavano quindi violente oscillazioni di prezzo che ulteriormente concorrevano ad accrescere la già intrinsecamente elevata volatilità del prezzo del combustibile gassoso.

Una produzione abbondante dal 2009 al 2016

Dal 2009 in avanti invece, con l’avvento leonino dello shale gas su terraferma statunitense, i progressi della produzione hanno superato di tanto quelli lenti (seppur costanti) della domanda da confinare i prezzi del NaturalGas all’interno di una banda piuttosto stretta e dal 2008 al 2016 (si veda questo grafico) strutturalmente di matrice ribassista al di fuori dei picchi di domanda invernali ed – in minor misura – estivi.

La diminuzione della produzione a partire dalla primavera 2016

Qualcosa di grosso però è cambiato a partire dalla primavera del 2016. Ciò che appariva come un normale e stagionale decremento della produzione terrestre di metano (la primavera è tipicamente il momento di minor domanda stagionale ed il periodo ottimale entro cui gli operatori delle linee di distribuzione e ripressurizzazione (pipelines&regasification) effettuano le indispensabili operazioni di manutenzione/ampliamento linee) si è prima protratto per l’estate 2016, poi per l’autunno 2016 ed addirittura per tutto l’inverno 2016/17.
Fatalmente, l’effetto di tale vistosa riduzione di produzione commercializzabile di NaturalGas (dry production) è stato in qualche misura “offuscato” dal fatto che durante la stagione invernale 2016/17 da poco conclusasi si sia registrato un inverno particolarmente caldo a seguito del quale anche la domanda “stagionale” per riscaldamento domestico è risultata particolarmente bassa.

Gli effetti sui prezzi dell’eccesso di domanda sull’offerta

Tuttavia, a partire dalla fine di Febbraio e mano mano che temperature invernali eccessivamente miti lasciavano campo a situazioni climatiche stagionalmente medie/normali, l’impatto sull’equazione di domanda ed offerta di una produzione di metano ancora così ostinatamente bassa ha iniziato a venire misurato più attentamente dai traders.

Da allora il prezzo del NaturalGas statunitense è cresciuto poco più del 25% in meno di due mesi e proprio in un momento stagionalmente particolarmente “debole” sotto il punto di vista delle domanda.

Il ripristino delle scorte appare piuttosto lento

La questione aperta rimane ora quella di capire se – o meno – i livelli di produzione durante la stagione estiva che va principiando riprenderanno la quota abbandonata ormai 14 mesi fa o meno. La stagione estiva (durante la quale la domanda è globalmente inferiore all’offerta) è infatti cruciale per il ripristino delle scorte sotterranee di combustibile gassoso al fine di affrontare in maniera sufficientemente stoccata la fredda stagione invernale, durante la quale la domanda supera di gran lunga la produzione nazionale giornaliera degli USA.

La dinamica recente dei prezzi lascia intendere che il mercato stia diventando quanto meno scettico che ciò avverrà in tempo utile ed ossia entro il mese di Ottobre di quest’anno.

Sotto tale prospettiva ed al netto dell’ipotesi di un’estate particolarmente fresca, i prezzi del metano tenderanno a mantenersi sostenuti proprio per consentire un adeguato rifornimento dei volumi minimi di stoccaggio per la stagione invernale.

 

Domenicantonio De Giorgio

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