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Perché teniamo sempre gli investimenti in perdita?

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Cut you losses (short) and let your profits run”

Questo è probabilmente l’adagio più conosciuto di Wall Street. Significa che un investitore dovrebbe uscire da una posizione non appena realizza che questa era il frutto di una decisione sbagliata e dovrebbe invece lasciar correre il profitto sugli investimenti vincenti.

Ma chiunque abbia provato ad investitire in un qualsiasi mercato finanziario sa bene che la natura umana ci induce a comportamenti diametralmente opposti. Tendiamo infatti a vendere molto presto gli investimenti profittevoli e a tenere aperti quelli in perdita. Quando un investimento comincia a muoversi nella direzione sperata siamo assaliti dal timore che il mercato possa girarsi e che quel profitto potenziale possa trasformarsi in una perdita, dovendo così rimpiangere il fatto di non aver realizzato l’iniziale profitto. Quando invece l’investimento è in perdita, è molto difficile dal punto di vista psicologico chiuderlo, abbandonando così la speranza di trarne un profitto o almeno di uscirne in pareggio.

Kanhneman e Twersky nella loro Teoria del Prospetto (lavoro che ha dato impulso al filone della finanza comportamentale e che è valso il premio Nobel per l’economia a Kanehman nel 2002) dimostrarono che, nell’operare una scelta in condizioni di incertezza, le persone sono molto più sensibili alle perdite che ai guadagni (generalmente secondo un rapporto di 2:1).

L’avversione alle perdite fa sì la propensione al rischio dell’investitore aumenti in presenza di perdite (si accetterà il rischio di perdere ancora di più a fronte della speranza di recuperare la perdita) e diminuisca in presenza di profitti (si sarà tentati di realizzare tali profitti per evitare la possibilità che un cambiamento delle condizioni di mercato trasformi il profitto in una perdita).

In base a tale meccanismo l’investitore venderà gli investimenti vincenti, quelli che probabilmente avrebbero prodotto ulteriori utili, e terrà quelli perdenti, che genereranno ulteriori perdite. Questo genera un portafoglio sub-ottimale caratterizzato da un rischio più alto e da un rendimento atteso più basso rispetto al portafoglio iniziale.

Cosa si può fare per ovviare a questo comportamento potenzialmente dannoso per i nostri investimenti?

Buona regola è quella di cercare di dimenticare il prezzo il prezzo originariamente pagato per l’investimento. Il prezzo iniziale, infatti, tende a diventare il punto di riferimento che “àncora” tutte le nostre decisioni future. Quando facciamo un investimento, tendiamo ad aprire un “conto mentale” per quel singolo strumento finanziario, segregato da tutti gli altri componenti del nostro portafoglio e il cui valore di riferimento è il prezzo iniziale. Questo particolare conto mentale è soggetto alla stessa avversione alle perdite cui abbiamo accennato sopra, indipendentemente dalla sua interazione con gli altri investimenti. Odiamo chiudere un conto mentale in perdita perché questo ci causa “sofferenza” psicologica e rimpianto per aver preso una decisione sbagliata.

Dimentichiamo spesso che il denaro è fungibile. Se ci rendiamo conto che abbiamo fatto un investimento sbagliato è consigliabile reagire subito piuttosto che continuare a sperare ed è meglio mettere i nostri fondi a lavorare per noi su un’idea profittevole. Sarà più facile recuperare le perdite cavalcando un cavallo migliore. Un investimento dovrebbe essere tenuto in vita solo se ha ancora un suo senso economico.

Si dice spesso che i migliori trader non sono quelli che hanno sempre ragione (cosa peraltro impossibile), ma quelli che sono i primi ad ammettere di aver sbagliato, che non sposano le proprie idee e che sono pronti a cercare un trade più profittevole senza che il loro ego sia prostrato dal fatto di ammettere una perdita.

Si potrebbe pensare che quanto esposto sopra si adatti a strategie di breve termine e non a chi investe sul lungo periodo. In realtà un investitore che guarda in modo intelligente al lungo periodo non dovrebbe testardamente insistere con investimenti che si sono dimostrati sbagliati ma piuttosto dovrebbe tenere i buoni investimenti indipendentemente dai movimenti di un mercato che nel breve termine è spesso guidato dall’emotività.

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