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Il Presidente Trump è sempre il vecchio Donald

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Chi si aspettava da parte del nuovo presidente un discorso di insediamento idealista ed inclusivo, come nella migliore tradizione americana, si è invece ritrovato un Trump elettorale, divisivo e sprezzante nei confronti dei suoi predecessori.

Del resto, se il bersaglio preferito della propaganda trumpiana non è tanto l’establishment economico e finanziario (che popola il nuovo esecutivo con dei pezzi da novanta del mondo imprenditoriale e bancario), quanto piuttosto il “politically correct“, non poteva esserci palcoscenico migliore di quello offerto dalla cerimonia di insediamento per parlare alla pancia del suo elettorato attraverso un discorso fastidioso rispetto agli schemi tradizionali, il cui filo conduttore è stato la difesa degli interessi del popolo americano rispetto all’esterno e rispetto alla élite politica di Washington.

Guarda il discorso in versione originale

Dal canto suo il mercato, a fronte di un’incertezza politica con pochi precedenti nella storia recente, continua nella sua surreale stabilità e la volatilità rimane vicina ai minimi storici.

 

Fonte: Topdowncharts

Evidentemente, se un discorso del genere dovrebbe ingenerare un certo nervosismo tra gli investitori, vi è comunque una buona dose di  fiducia riguardo al fatto che le politiche fiscali espansive della nuova amministrazione saranno capaci di produrre effetti positivi sulla crescita.

Alcuni commentatori fanno giustamente notare come l’ottimismo del mercato potrebbe anche avere poco a che fare con Trump ma trarrebbe invece origine da un contesto di accelerazione della crescita a livello globale che ha origini anteriori alle elezioni americane.

Ieri è stata archiviata in modo netto l’era Obama. Lasciamo alla storia un giudizio politico rispetto al suo operato. Per quanto riguarda i mercati, nel corso dei suoi due mandati si è registrato uno dei più estesi bull markets di sempreLo S&P 500 ha fatto segnare un rialzo del 181% (senza includere i dividendi), anche grazie al fatto che si partiva dai livelli estremamente depressi della grande crisi finanziaria.

 

Fonte: Bespoke

I primi 100 giorni di Trump saranno decisivi. Visto il “passo” del nuovo presidente riteniamo che non dovremo aspettare molto per vedere i primi provvedimenti di carattere economico. Probabilmente Trump, da abile negoziatore quale è, ha ritenuto opportuno, con il discorso di insediamento, fissare l’asticella in alto in modo da spostare dalla sua parte il baricentro della trattativa con il congresso.

Il mercato sta secondo noi scontando gli effetti positivi delle nuove politiche fiscali espansive sulla crescita ma sta sottovalutando l’impatto di queste sul già imponente debito pubblico americano e la possibilità di una escalation delle ritorsioni commerciali.

L’aumento dei tassi, necessario per far fronte al surriscaldamento di un’economia vicina alla piena occupazione a cui viene somministrata una dose massiccia di stimoli fiscali, potrebbe ad un certo punto avere ripercussioni negative anche sulle valutazioni del mercato azionario.

Se è possibile che il mercato voglia cavalcare l’entusiasmo ancora per un po’, è comunque probabile che questi fattori negativi riemergano entro qualche mese.

 

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