Che cosa si intende per forza relativa
Il concetto di forza relativa serve per comparare l’andamento di un asset rispetto a quello di uno o più altri asset.
Spesso, dire semplicemente che un asset è salito o sceso, non dice molto sulla sua reale forza. Il confronto con un altro asset o con un indice di mercato fornisce invece informazioni molto più interessanti.
Guardiamo per esempio al grafico di Apple negli ultimi 5 anni. Chiaramente vediamo una discesa in occasione della pandemia, un recupero e poi una discesa anche nel corso del 2022.

Questo grafico ci dice però poco della performance relativa di Apple.
Ad esempio, ha fatto meglio o peggio dell’indice S&P 500? Vediamo come fare per appurarlo.
Come costruire un grafico di forza relativa
Potremmo costruire un grafico di forza relativa.
Possiamo ottenerlo facendo semplicemente il rapporto tra Apple e l’indice S&P 500 e mettendo il suo andamento storico in un grafico.
Questo rapporto sale quando il numeratore cresce più del denominatore, quindi quando Apple sovraperforma, e viceversa. Quando la linea del grafico che rappresenta questo rapporto sale vuol dire che Apple sta facendo meglio dell’indice, e viceversa.
Se usiamo questo grafico insieme a quello di Apple precedente vediamo che otteniamo ulteriori informazioni. Per esempio, durante la pandemia, è vero che Apple è scesa ma ha sempre sovraperformato l’indice S&P 500. Pur scendendo, ha mostrato quindi una notevole forza relativa.

Quindi, per fare un grafico di forza relativa tra due asset A e B, semplicemente mettiamo in un grafico l’andamento del loro rapporto. Se il rapporto A/B sale, significa che l’asset A sta sovraperformando l’asset B, e viceversa.
Quali informazioni deriviamo dalla forza relativa?
Spesso sono proprio i prezzi di mercato a darci le informazioni più preziose. Quella che potremmo chiamare la “conoscenza collettiva” del mercato fa sì che l’andamento dei prezzi relativi tra diversi asset segnali in anticipo tendenze che noi non vediamo ancora.
Per esempio, un rapporto che si usa spesso è quello tra consumi discrezionali e consumi non discrezionali. I consumi discrezionali sono quelli che posso scegliere di fare (un viaggio, l’acquisto di una macchina, ecc.). Quelli non discrezionali sono quelli che devo comunque fare (cibo, bevande, ecc.).
È lecito aspettarsi che, se l’economia va bene, i consumi discrezionali sovraperformino quelli non discrezionali. Al contrario, quando l’economia va male, i consumatori tenderanno a tagliare i consumi discrezionali mentre quelli non discrezionali dovranno per forza di cose rimanere pressoché inalterati.
Se metto in un grafico il rapporto tra consumi discrezionali e non discrezionali posso avere un indicatore che è talvolta leading rispetto all’andamento dell’economia e dei mercati.
Come si vede, l’inizio del 2023, ha fatto registrare un deciso recupero dei consumi discrezionali rispetto a quelli non discrezionali che è coinciso anche con un rialzo dell’indice S&P 500 nonostante le previsioni di recessione da parte di molti analisti.
In qualche modo, la conoscenza collettiva dei mercati, espressa attraverso la forza relativa di consumi discrezionali rispetto a quelli non discrezionali, ha espresso una view positiva sull’andamento dell’economia che si è poi effettivamente realizzata.
